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“Il Pd si allei con Macron o lui guarderà a M5S”. Intervista a Sandro Gozi

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Articolo orginale pubblicato su link to post

“Bisogna andare oltre il Pd e costruire da subito un’alleanza progressista ed europeista con En Marche, portandosi anche gran parte del Pse. Il Pd ne deve parlare già ora all’assemblea nazionale di aprile. Ora Macron guarda soprattutto al dialogo con il Pd, ma se il Pd sta fermo, si guarda l’ombelico e si limita a fare interviste sui capicorrente, nessuno può impedire a En Marche di guardare altrove…”.

Vale a dire al M5s, uscito dal voto del 4 marzo come primo partito in Italia. Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari europei del governo Gentiloni ancora in carica per gli affari correnti, esponente Dem non eletto alle ultime politiche, sprona il Pd a restare all’opposizione e costruire da ora l’alleanza per le europee del 2019. Anche perché “se non si forma un governo, il 2019 potrebbe essere anche l’anno del ritorno al voto per le politiche…”, non nasconde Gozi, prodiano della cerchia dell’ex segretario Matteo Renzi.

Dopo alcune indiscrezioni su un possibile dialogo tra En Marche e il M5s, da Parigi hanno smentito. Ma la questione è aperta perché è interesse di Macron formare un gruppo parlamentare europeo che abbia un peso per contrastare il Ppe. Perché dovrebbe continuare a guardare al Pd, uscito sconfitto dal voto del 4 marzo?

C’è la necessità di una nuova alleanza in Europa, un’alleanza progressista, europeista e riformatrice perché l’anno prossimo accadrà quello che è accaduto in Italia il 4 marzo. Vale a dire: anche in Europa ci sarà un Parlamento diverso, molto più frammentato e, da un lato, ci sarà il partito Conservatore europeo che non è più popolare, ma ‘pigliatutto’ perché ormai va da Juncker a Orban; dall’altro, i movimenti populisti, i ‘distruggi-tutto’. Quindi c’è la necessità di anticipare il crollo e andare oltre le famiglie politiche tradizionali, anche oltre il Pse che da solo non è più sufficiente, verso una nuova alleanza progressista e fortemente europeista. Io penso sia fondamentale per il Pd sia a Roma che a Strasburgo.

A Roma?

In Italia abbiamo una coalizione di estrema destra con Salvini e Berlusconi junior partner. E abbiamo il primo gruppo parlamentare, il M5s. Il Pd deve cambiare profondamente e proporre di occupare un nuovo spazio centrale, andando oltre il Pd.

Che significa ‘andare oltre il Pd’? Fare una ‘En Marche’ italiana?

Significa tornare alle origini, parlare a tutta la società italiana, costruire un’alternativa politica al lepenismo di Salvini ed all’euro-opportunismo di Di Maio, che a seconda del fuso orario dice tutto e il contrario di tutto in Europa. Il Pd ha una sola via che è anche un’opportunità straordinaria: organizzare l’alternativa politica partendo da quella quasi metà di italiani che non ha scelto tra l’estrema destra e il populismo. Andare oltre il Pd significa mettere al centro del dibattito il tema di quale alternativa politica costruire a Roma e verso le europee del 2019, discuterne ora già alla nostra assemblea nazionale che si profila invece come una discussione solo su correnti, strategie e leader. Il Pd deve cambiare profondamente, guardando anche fuori dal Pd.

Leadership renziana?

Dicendo queste cose, mi sembra di interpretare un sentire piuttosto diffuso nel Pd e in giro nel paese c’è questa attesa.

Si candida per la segreteria?

No… Dico che questo Pd rinnovato ha un profondo bisogno di costruire l’alternativa europea, una nuova alleanza che prenda atto del fatto che il Pse non è sufficiente. Guardando alla proposta di Macron, il Pd deve essere protagonista e cercare di portare tutta la parte del Pse che condivide questa impostazione, penso ai Verdi, i Democratici-europeisti, nell’alleanza con En Marche. Ma va fatto adesso: capisco che sembri sfasato, invece è tutto tempestivo. Finora Macron guarda soprattutto al Pd: Renzi lo ha incontrato lo scorso novembre, io ho incontrato due volte negli ultimi mesi Cristophe Castaner (segretario di Stato per i rapporti con il Parlamento in Francia e fedelissimo di Macron, ndr.). Ma se il Pd sta fermo, nessuno può impedire a En Marche di guardare altrove. Se si pensa di farlo solo a gennaio, a cinque mesi dalle europee, sarà troppo tardi e saremo fuori dai giochi. Questo darebbe un senso all’opposizione interna, a maggior ragione se con le europee del 2019 ci fossero anche le politiche, se non dovesse formarsi un governo.

In un’intervista a Repubblica a dicembre lo stesso Castaner non ha nascosto di essere interessato al dialogo con il M5s, anche se “con Renzi troviamo convergenze in modo più facile”, ha detto. Ad ogni modo, l’incursione dei gendarmi francesi a Bardonecchia sui migranti e la crisi diplomatica che ne è seguita con la Francia, non rende più difficile il rapporto con Macron? Tutto come prima?

Oggi sul Corriere, il ministro del Bilancio francese ammette gli errori compiuti. Non credo affatto che un errore grave come questo sia sufficiente per mettere in discussione un’intera prospettiva che si basa su punti politici che condividiamo: dallo stato di diritto agli investimenti, l’Europa sociale, la riforma dell’eurozona, la necessità di contrastare opportunisti anti-europei. Bardonecchia non basta per dire che non è quella la prospettiva.

Ha detto che il Pse non è più sufficiente. Mi permetta una battuta: quindi Matteo Richetti, che non votò l’adesione del Pd al Pse, è perfetto come prossimo segretario? Per sabato ha organizzato una sua iniziativa politica sulla quale ci sono molte aspettative tra i renziani del Pd.

Richetti non mi ha coinvolto in questa iniziativa di sabato, ma nonostante questo io spero che sabato voglia fare propria questa direzione, cioè la costruzione di una nuova alleanza progressista con En Marche e tutte le forze di sinistra che ci stanno. Intendo un vero patto politico.

Si candida alle Europee?

Vista l’esperienza con le liste italiane, non parlo di liste nemmeno sotto tortura.

Cosa pensa dell’apertura di Di Maio al Pd per un governo insieme? Nel Pd c’è una parte non-renziana che si proporrebbe come dialogante…

Penso tutto il male possibile dei cosiddetti ‘dialoganti’ del Pd. Non tengono conto della posizione politica del Pd, all’opposizione lo hanno deciso gli elettori. E non vedo perché il Pd dovrebbe favorire l’avvio di un governo di una forza politica che ha fatto promesse mirabolanti sulle pensioni e il reddito di cittadinanza, ha detto tutto e il suo contrario sull’Europa, ha una posizione non chiara sulla politica estera a partire da un dialogo molto ambiguo con la Russia, non ha mai detto niente sullo stato di diritto in Ungheria.

Stessa risposta sul centrodestra e Salvini immagino.

A maggior ragione: come si fa a pensare di allearsi con uno che preferisce l’Europa di Visegrad a quella di Parigi e Berlino? Noi siamo l’Europa di Ventotene e non possiamo permetterlo.

Dunque, opposizione.

Sì. Anche l’immagine di una legislatura costituente (proposta da Franceschini, ndr.) la considero una battuta post elettorale…