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La brigata “lettone” test della fedeltà: con la Nato o con la Russia?

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Non riusciremo forse a far togliere dall’Europa le sanzioni alla Russia, ma quei soldati impegnati nella “Fortezza Bastiani” del Baltico, almeno quelli possiamo richiamarli a casa. C’è una Brigata in Lettonia che può servire al nuovo governo gialloverde per portare a casa due risultati: chiamarsi fuori da una missione ritenuta “inutile” e, al tempo stesso, dimostrare alla Russia di Vladimir Putin che il “governo del cambiamento” ancorerà pure l’Italia all’Alleanza Atlantica, ma con un occhio di riguardo nei confronti di Mosca.

Di sanzioni il neo premier Giuseppe Conte sarà costretto a parlare nel vertice dei capi di Stato e di Governo del G7 in Canada. E gli impegni italiani nell’ambito dell’Alleanza Atlantica segneranno altri appuntamenti internazionali cerchiati in rosso nei prossimi trentacinque giorni. Temporalmente è il summit più lontano, ma quanto ai temi in agenda, il vertice dei Paesi Nato, in programma l’11 e 12 luglio prossimi a Bruxelles, è tra i più delicati in agenda. Due i temi caldissimi: i rapporti con la Russia e quelli con l’Iran. Con le discussioni già in corso sulle sanzioni a Mosca e quelle a Teheran. Con la Francia che già sta trattando da sola per proteggere Renault e Total.

“L’Italia ha in gioco il proprio interesse nazionale su entrambi i versanti, atlantico ed europeo. Siamo tra coloro maggiormente chiamati in causa per l’insufficienza degli stanziamenti per la difesa. Vi sono ostacoli obiettivi a un incremento, ma le spese nel settore militare sono sempre state viste con ostilità da vasti settori del mondo politico e dell’opinione pubblica. È ora di capire che nella misura del possibile dobbiamo assumerci gli oneri adeguati e che, tra l’altro, gli investimenti beneficiano le industrie più avanzate con ricadute sul sistema Paese…”. A rimarcarlo è l’Ambasciatore Giancarlo Aragona in un report per l’Ispi del marzo 2017. Una riflessione che valeva per l’allora governo Gentiloni e vale ancora oggi per quello gialloverde.

Nel suo discorso di investitura al Senato, il neo presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia è nell’Alleanza Atlantica e, al tempo stesso, che lavorerà per una revisione-annullamento delle sanzioni alla Russia. Ma essere nella Nato significa anche ottemperare a impegni già assunti. E qui entra in ballo la “Fortezza Bastiani” baltica.

Un passo indietro nel tempo. 19 giugno 2017: inizia ufficialmente la missione dei soldati italiani in Lettonia con la cerimonia per lo schieramento del quarto e ultimo Battle Group multinazionale della Nato. L’Italia partecipa all’operazione con circa 160 militari che appartengono ad una compagnia di fanteria del 9° reggimento “Bari” di Trani, equipaggiata con i moderni mezzi da trasporto e combattimento “Freccia” e alcuni ulteriori assetti per l’autonomia logistica-operativa. Il rafforzamento della presenza di forze lungo il confine est dell’Alleanza Atlantica era stato deciso dai Capi di Stato e di Governo della Nato durante il summit di Varsavia del luglio 2016. Questa misura di enhanced Forward Presence prevede lo schieramento di quattro battaglioni rispettivamente in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Il nuovo governo, e in esso la neo ministra della Difesa Elisabetta Trenta, dovrà decidere se mantenere l’impegno o attivare da subito una exit strategy. Cosa pensano i 5 Stelle di questa missione è molto chiaro.

Il 30 maggio scorso – comunicava il sito del Ministero della Difesa – “si è svolta presso la base militare di Ādaži la cerimonia di avvicendamento del Contingente italiano su base 5° Reggimento Alpini, alla presenza del Generale di Divisione Aerea Roberto Boi, Capo Reparto Supporto del Comando Operativo di Vertice Interforze. Dopo sei mesi di numerose esercitazioni e attività multinazionali congiunte, la seconda rotazione italiana impegnata nell’ enhanced Forward Presence (eFP) Latvia ha ceduto le consegne ai colleghi del 7° Reggimento Bersaglieri di stanza ad Altamura (Bari)”. L’annuncio da parte dell’allora ministra della Difesa Roberta Pinotti, dell’impegno assunto dall’Italia in Lettonia, scatenava l’ira del fondatore del M5S Beppe Grillo che pubblicava un post con allegato hashtag “#iovogliolapace”. “Renzi e Napolitano – si legge – chinano la testa, ma l’invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile. Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L’Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent’anni e alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente”.

Ancora più assertivo è l’altro “cinguettio” dedicato, lo stesso giorno da Grillo, allo stesso tema. “Con M5S al governo NO soldati italiani al confine con la Russia. Nel mentre nessuno ha diritto di giocare con la nostra pelle#IoVoglioLaPace. In una nota, i deputati M5S delle commissioni Esteri e Difesa facevano sapere di considerare “gravissimo che una notizia del genere sia taciuta dal governo Renzi e giunga invece da un rappresentante dell’Alleanza Atlantica. Vediamo che il ministro Pinotti ha pensato bene, solo ora, di specificare che i nostri militari saranno inviati in Lettonia. Ovviamente non basta e ne chiederemo conto in Parlamento”.

A polemizzare con quella missione era stato anche Matteo Salvini. Il neo ministro e vice premier, criticò aspramente quella sostenendo che si trattava di una “follia anti-russa”: “Incredibile: un contingente di soldati italiani verrà inviato ai confini con la Russia, con una missione della Nato. Una follia anti-russa. Chi fa prove di guerra con la Russia è matto o è in malafede. Armi e soldati usiamoli contro l’Isis, non contro chi lo combatte”. Dello stesso avviso era anche l’ex ministro Roberto Calderoli, che commentava: “La Russia è l’unico Paese dichiaratamente contro l’Isis. E mentre la Cina sta mettendo in campo uno schieramento militare mai visto prima, noi andiamo con la Nato a mettere in discussione i buoni rapporti con la terza potenza mondiale? Mi pare davvero politica internazionale folle”.

Una scelta, quella del richiamo a casa dei soldati impegnati in Lettonia, che incrocia due questioni cruciali: l’atteggiamento verso la Russia e il futuro delle missioni all’estero. Siamo gli osservati speciali nella Nato. La decisione sulla “Brigata lettone” è la più facile, ma non sarà indolore.

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