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Scottato da Trump, Macron ci riprova con Putin. Ma la strada è in salita

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Dopo essere tornato da Washington a mani vuote, Emmanuel Macron ci riprova e vola alla volta di San Pietroburgo, dove questo pomeriggio incontrerà il suo omologo russo, Vladimir Putin, prima di intervenire al Forum internazionale economico in qualità di ospite d’onore. Una visita di due giorni, durante la quale il capo dell’Eliseo si farà ancora una volta portavoce di Bruxelles per allentare le tensioni con il Cremlino e cercare un’intesa sui principali dossier internazionali, primo fra tutti quello riguardante l’accordo sul nucleare iraniano.

A un anno esatto dal loro primo incontro avvenuto nel castello di Versailles, un tempo residenza reale, i due leader si ritrovano oggi per la terza volta sotto gli ori del Palazzo di Costantino, appartenuta in passato allo zar Pietro il Grande. Una location dall’alto valore simbolico, scelta per ricambiare la sfarzosa ospitalità francese. Organizzato su invito di Putin, il viaggio è stato più volte sul punto di essere annullato: Il caso Skipral, le sanzioni europee e l’attacco in Siria condotto da Washington, Londra e Parigi hanno portato in questi ultimi mesi a un’escalation di tensione senza precedenti tra il Cremlino e l’Ue. Rimanendo fedele alla sua linea diplomatica basata su un confronto multilaterale franco e diretto, Macron ha deciso di mantenere fede all’impegno preso, confermando ancora una volta il suo pragmatismo nelle relazioni internazionali. “Voglio un dialogo strategico e storico per legare la Russia all’Europa e non lasciare che si ripieghi su se stessa” aveva detto Macron due settimane fa.

Una scelta strategica, che ricalca lo schema già visto lo scorso mese durante l’incontro con il presidente americano Donald Trump avvenuto alla Casa Bianca. In quell’occasione, Macron si recò a Washington nella vana speranza di convincere il tycoon a rivedere le sue posizioni in merito all’accordo sul nucleare iraniano difendendo la linea europea. Nonostante le tante pacche sulle spalle e gli abbracci scambiati a favore di telecamere, il presidente francese fallì nel suo intento, arrivando addirittura a sostenere l’idea di un ampliamento del trattato con nuove misure riguardanti il contenimento dell’influenza iraniana nella regione.

Questa volta, lo scenario è radicalmente differente: Macron si ritrova davanti a un interlocutore ragionevole, disponibile al dialogo ma al tempo stesso diffidente e fermo sulle sue posizioni.

Con questo viaggio, che segue quello della cancelliera tedesca Angela Merkel a Sochi la scorsa settimana, il presidente francese veste ancora una volta i panni dell’alfiere europeo, in un momento in cui Bruxelles non riesce ad imporsi nel panorama internazionale. Sfruttando una congiuntura che vede la premier britannica Theresa May indebolita dalla Brexit e Berlino impantanato in una coalizione di governo sempre più ingombrante, Parigi cerca di ritagliarsi un suo spazio prendendo in mano le redini di una leadership difficile da gestire.

A San Pietroburgo il capo di Stato francese avrà a disposizione un margine di manovra particolarmente limitato, all’interno de quale bisognerà agire seguendo quella sottile e fragile linea che unisce Bruxelles al Cremlino.

Sebbene Macron e Putin abbiano più volte confermato la loro stima reciproca, restano profonde divergenze sui più importanti temi internazionali. La partecipazione francese al bombardamento in Siria seguito all’attacco con armi chimiche nel Ghouta orientale non aiuterà certo il dialogo, cosi come la questione ucraina, finita in un’impasse che per il momento non sembra avere una via d’uscita.

Ma a tenere banco nei colloqui sarà la questione riguardante l’accordo sul nucleare iraniano. L’Europa è rimasta impotente mentre Washington stracciava il trattato dettando le nuove “condizioni draconiane” a Teheran. Per contrastare la scelta di Trump, che avrà pesanti ripercussioni sui legami economici e commerciali tra i paesi europei e l’Iran, il Vecchio continente è in cerca di una sponda abbastanza forte su cui poter far leva e resistere alle minacce della Casa Bianca.

Macron potrà contare sulle posizioni comuni di Bruxelles e Mosca, entrambi contrari all’atteggiamento statunitense, per trovare dei punti di convergenza sui quali costruire una visione comune. In particolare, il capo dell’Eliseo vuole appoggiarsi alla Russia per convincere Teheran a rimanere nel trattato, vista l’alleanza che i due paesi hanno stretto nel dossier siriano. Un’impresa complicata, soprattutto perché il Cremlino vorrebbe lasciare l’accordo intatto mentre Parigi, Berlino e Londra hanno dato segnali di apertura per un ampliamento del trattato con nuove clausole sul periodo successivo al 2025. A questo si aggiunge poi l’atteggiamento ambiguo mostrato in questi ultimi giorni da Putin nei confronti della Repubblica islamica, diventata un attore troppo ingombrante in Siria.

Il rischio per il capo dell’Eliseo è di collezionare un nuovo insuccesso, che lo indebolirebbe ulteriormente agli occhi dei suoi partner europei. Anche se è evidente che dai colloqui con Putin non dovrebbe uscire nessun annuncio rilevante nel breve termine, la missione del presidente francese ha l’obiettivo di aprire un nuovo canale tra Bruxelles e Mosca che potrebbe dar vita a delle relazioni diplomatiche inedite. Putin resterà comunque scettico nei confronti dell’interlocutore, soprattutto a causa della sua amicizia con il presidente Trump.

A un anno dalla sua elezione, Macron si prepara ad inaugurare un nuovo capitolo della sua politica estera che potrebbe ridisegnare lo schema delle relazioni internazionali europee.