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Coronavirus, La7 senza pubblico: vuoti gli studi di Roma (e la Merlino drammatizza)

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“Questo 4 marzo ce lo ricorderemo a lungo”

dice Myrta Merlino prendendo la linea dai colleghi di Coffee Break. Per la prima volta il suo L’Aria che Tira va in onda da uno studio senza pubblico, una delle componenti essenziali del suo tipo di racconto. Al netto delle considerazionidi linguaggio televisivo, cui arriveremo tra un attimo, lo studio vuoto della Merlino vuol dire che anche a Roma si è deciso di bloccare l’accesso agli studi tv al pubblico esterno. Una misura che finora aveva interessato solo i centri di produzione di Milano.

Tocca, quindi, a L’Aria che Tira inaugurare la nuova linea adottata da La7, visto che Omnibus e Coffee Break non hanno mai avuto il pubblico in studio. E Myrta Merlino non tende a minimizzare, anzi: l’inizio a studio vuoto e buio, con il coronavirus proiettato a terra e sul ledwall le immagini di chi sanifica con tanto di mascherine, quel “Volare” di Modugno come colonna sonora come speranza di “tornare a volare”.

“Se serve, svuotiamo gli studi. Facciamo quello che ci viene chiesto di fare… Stiamo a un metro di distanza, non stringiamoci la mano. Certo, non è facile non dare un bacio in fronte al proprio figlio prima che vada a scuola, non baciare sulle labbra la persona che si ama, ma bisogna combattere questo virus”

in una introduzione dai toni piuttosto drammatici (là dove con ‘drammatizzazione’ si rimanda sopratutto alla teatralizzazione di una situazione ormai comune a quasi tutta la tv in diretta, qui vissuta come un unicum e con una sottolineatura audiovisiva e testuale che non mira a minimizzare) e dal sapore retorico, consumato tra l’eccezionalità di una situazione mai vissuta prima e la chiave sentimental-affettiva dei baci mancati e degli abbracci sospesi. Il tutto come attacco di una puntata che guarda alle nuove misure annunciate dal Governo e che si apre facendo riferimento ai possibili errori compiuti finora nella gestione del contagio.

L’eccezionalità è indubbia, tanto più che la Merlino deve fare i conti con la mancanza di una delle sue sponde preferite, il pubblico. La ricerca dell’applauso, il tono spesso portato in alto a supporto della reazione cade questa volta nel vuoto, il che costringe a un ribilanciamento nel tipo di racconto, che ha quindi bisogno di modalità più asciutte. E non è un male.

La7 senza pubblico

La7 senza pubblico si traduce anche in uno svuotamento di tutti i talk, da Tagadà a Non è l’Arena, passando per DiMartedì, che dovrebbe fare a meno dell’applauso compulsivo (e sarebbe interessantissimo vedere cosa succederà) e Propaganda Live.

Coronavirus, La7 senza pubblico: vuoti gli studi di Roma (e la Merlino drammatizza) pubblicato su TVBlog.it 04 marzo 2020 11:28.