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Diodato all’Arena di Verona, il regista Fabrizio Guttuso Alaimo: “Volevamo raccontare la bellezza”

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Il video di Diodato che canta Fai Rumore all’Arena di Verona per l’Eurovision Song Contest ha fatto un piccolo miracolo: ha incontrato il consenso trasversale di critica e pubblico, ha messo d’accordo amanti dell’ESC e suoi acerrimi contestatori ed è persino riuscito a compattare il sentimento nazionale in un momento particolarmente conflittuale come quello che ha accompagnato l’inizio della Fase 2. Il tutto grazie non solo alla canzone vincitrice di Sanremo 2020, nata come racconto intimo e diventata un inno alla rinascita, ma anche alla suggestiva messa in scena in un’Arena di Verona deserta, capace di rappresentare il tempo sospeso che stiamo vivendo e la bellezza di un Paese di cui spesso dimentichiamo la ricchezza.

Un’esibizione mozzafiato, tout simplement.

E visto che a noi di TvBlog piace capire come funzionano le cose, abbiamo chiesto al regista Fabrizio Guttuso Alaimo di raccontarci il dietro le quinte  di quel video e di ripercorrerne con noi genesi e realizzazione. ‘Uomo Rai’, da 30 anni in azienda, gavetta – tutta – con i più grandi, Guttuso Alaimo è tra quelli che sa cosa vuol dire raccontare la musica in tv, spaziando dai concerti istituzionali agli eventi pop, inclusi i palchi sanremesi. A maggior ragione, ritrovarsi in un’Arena inedita non può lasciare indifferenti. E allora partiamo proprio da quello che ha unito i telespettatori e ha contraddistinto questa esibizione: l’emozione.

 

Con 25 anni di carriera alle spalle viene da pensare che ormai si sia avvezzi a tutto. Ma che è esperienza è stata questa per te?

È stata una delle esperienze più forti di questi 25 anni di tv. Emotivamente e professionalmente. È stato un insieme di emozioni e di tanti tipi diversi. Intanto l’Arena deserta: lavorando come aiuto regista di Sergio Colabona negli speciali con Antonella Clerici ero abituato a vederla sempre piena. E poi la trasferta: siamo partiti da Milano in un periodo difficilissimo per la città, siamo usciti dalla Regione grazie alla collaborazione delle Prefetture che ci hanno supportato in questo progetto, abbiamo viaggiato, ognuno con mezzi propri, su autostrade praticamente deserte, siamo arrivati in una Verona incredibilmente vuota, mentre in genere è piena di vita e di turisti. Una situazione davvero surreale. Ed è stata un’emozione particolare anche il lavoro con la squadra. E con Antonio…

 

… Diodato, per chi lo conosce meno…

Non avevo mai lavorato con lui: oggi posso dire che è un grandissimo professionista e una bellissima persona. Non si è risparmiato un secondo e in tre ore di riprese non si è mai fermato, mai tirato indietro, mai lamentato per un movimento da rifare. Ha sempre dato il massimo, con concentrazione e precisione. E anche durante le prove dei movimenti non ha mai smesso di cantare. Quel pomeriggio in un’Arena che era un cantiere, con Diodato che cantava a pieni polmoni, nel vuoto, non lo dimentico. È stato tutto molto toccante, per la situazione che c’era fuori dall’Arena e per quel che abbiamo vissuto dentro. È stato un viaggio emotivo davvero molto forte.

 

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L’Arena suona, racconta storie millenarie, di emozioni forti, indimenticabili, come quella che ho provato negli istanti immortalati da questo video. L’Arena ci aspetta, come tanti altri luoghi in giro per il mondo feriti dal silenzio. Ci riprenderemo tutto e, insieme, torneremo a fare il nostro bellissimo rumore. A questa sera. ———————————————————————————-The Arena plays, tells millenary stories, of unforgettable emotions, like the ones I felt in the moments captured by this video. The Arena awaits us, like many other places around the world injured by silence. We will take back everything and, together, we will make our beautiful noise again. See you tonight. #shinealight #esc2020 #eurovision #arenadiverona #diodato #europeshinealight

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A proposito di viaggio, come è nata l’idea dell’Arena?

L’idea è stata del vicedirettore di Rai 1 Claudio Fasulo. L’ha voluta, fortemente. E ha avuto ragione. Inizialmente, vista la situazione difficile, si è pensato a una location milanese, ma la situazione sanitaria rendeva complicato anche lavorare in città. Fasulo allora ha proposto l’Arena: poteva sembrare una follia viste le restrizioni ma alla fine Arena è stata, anche grazie all’appoggio del direttore del Centro di Produzione Rai di Milano Enrico Motta, del direttore della Divisione Produzione Roberto Cecatto, della Fondazione Arena di Verona, con l’aiuto di Gianmarco Mazzi e delle Prefetture, che ci hanno dato il via libera per gli spostamenti, oltre all’appoggio, ovviamente, di Rai 1 e del direttore Stefano Coletta.

Viste le difficoltà da lockdown, immagino che non abbiate avuto molto tempo a disposizione: in quanto tempo avete realizzato la clip?

Dunque, abbiamo girato dalle 21.30 alle 24 di sabato 9 maggio, una settimana prima di Europa Shine a Light. Abbiamo consegnato il montato il martedì successivo. Da quello hanno estratto i 40’’ per la serata finale.

Su quanto visto nella serata di sabato ci torniamo. Avevi preparato uno storyboard?

Sì, avevo disegnato uno storyboard dettagliato inquadratura per inquadratura, che è stato subito approvato anche dalla casa discografica. Visto il poco tempo a disposizione mi ero già costruito tutto, scena per scena, stacco per stacco, partendo ovviamente dalla canzone, musica e testo, e dalle immagini che ci erano arrivate dall’Arena. Come avete notato era un cantiere, ma non è stata una scelta scenografica: l’Arena era effettivamente un cantiere perché prima del lockdown stavano allestendo palco e platee per la stagione estiva. È rimasto tutto così, con i tubi innocenti a vista, le impalcature: abbiamo lasciato tutto com’era, anche perché non era ammesso altro personale.

Personale ridotto, immagino, anche quello Rai…

Sì… e anzi fammi ringraziare subito tutti quelli che hanno lavorato a questa impresa, perché sono stati tutti magnifici. Penso al direttore della fotografia Fabio Brera, agli operatori Rai Michele di Maso alla steady-cam e Daniele Gardini alla camera, ai tecnici Daniele Provera e Aloisio Mario, alla montatrice Samantha Roberts.

Pomeriggio prove, quindi, e la sera riprese…

Abbiamo fatto tutto quasi in cinematografico, camera per camera: prima tutti i primi piani, poi tutte le steady-cam  nelle varie posizioni e alla fine il drone, che ha ripreso dall’alto Diodato, al quale abbiamo chiesto di fare più volte i movimenti in scena in modo da avere continuità con le altre camere. In tutto due camere più il drone. Come dicevo, eravamo pochissimi: con me c’era il direttore della fotografia, che ha disegnato le luci, e due troupe leggere della Rai di Milano con Michele di Maso alla steady-cam e Daniele Gardini. Le luci sono state temporizzate su precisi momenti musicali in modo da avere sempre coerenza con le varie camere e sono state attrezzate dall’Arena di Verona, che ha curato anche la diffusione della musica in Arena e negli ear monitor di Antonio. Stop. Questi eravamo.

Non vorrei sbagliarmi ma ho visto anche un “Fai rumore” disegnato sulle gradinate…

Sì, l’abbiamo fatto con un drone in post-produzione come se fosse creato dalle luci.

Suggestivo il rumore dei passi di Diodato che si avvicina al microfono, nel vuoto, all’inizio del video. Peccato abbiano parlato sopra all’inizio e alla fine della clip…

Guarda, quell’intro l’abbiamo fatta come collegamento al materiale girato all’esterno: serviva proprio a permettere un’introduzione alla canzone.

Però quel rumore di passi, nel buio, racchiude tutto il senso del vuoto che si vedrà dopo: insomma, è già ‘testo’. È come parlare sulla canzone in sé…

L’effetto era esattamente quello che dici tu: ho costruito la prima strofa quasi nel buio completo perché quella strofa è molto intima. Avevo parlato anche con Fasulo e con la casa discografica, la Carosello Records, per mantenere questo inizio su di lui, per non svelare subito dove fosse, lasciando solo un occhio di bue in controluce e uno frontale. Poi quando parte il ritornello capiamo dove si trova. E sferriamo quel pugno nello stomaco dell’Arena deserta.

Voi, però, siete riusciti a riempirla col movimento di macchina, con le luci, con una circolarità nel movimento che mostra sì l’Arena vuota, ma allo stesso tempo la riempie: un’impresa non facile.

L’ha riempita Diodato, con la sua interpretazione e la sua canzone. L’uso della steady-cam viene quasi da sé, con il contro-movimento sulla sua rotazione che lo faceva respirare e mostrava anche il vuoto alle sue spalle.

In Italia le reazioni non si sono fatte attendere, fin dall’anteprima. Avete avuto feedback da EBU?

EBU ci ha fatto i complimenti, sia per la clip che per il collegamento in diretta dallo studio di Milano nel corso della serata. È piaciuta l’idea di collegare il momento live con la clip realizzata all’Arena.

Confesso che mi avete fregato: ero convinta che anche il collegamento live con Diodato sabato sera fosse realizzato in Arena. E invece eravate a Milano, in studio…

Eh sì (sorride). Quando abbiamo finito di registrare la clip ho chiesto all’operatore di mettere un grandangolo e di fare una serie di inquadrature lunghe di 1,5 – 2’ con le diverse luci che avevamo utilizzato per poi proiettarle nel ledwall durante il collegamento in diretta. È stata una scelta di continuità, altrimenti il pubblico dell’Eurovision avrebbe visto soltanto 30’’ di Arena. In questo modo, invece, abbiamo avuto la possibilità di mostrare l’Arena anche nel corso dell’intervista e dell’esibizione su Modugno, in onda alle 21.32. Non volevamo bruciarci l’Arena così e quindi, anche su indicazione di Fasulo, abbiamo ‘esteso’ l’effetto. Noi volevamo far arrivare un messaggio, volevamo far vedere quel posto che tutta Europa conosce e che in genere è pieno di gente così, vuoto. E bellissimo.

Un’opportunità decisamente ben sfruttata, tanto più che siamo stati l’unico Paese ad avere un collegamento con l’artista ‘in gara’ per un’intervista e un’esibizione live. Un unicum in tutta la serata.

Non ci siamo lasciati scappare l’occasione.

Nel montaggio si è vista la ‘mano’ con la musica: niente stacchi a caso, scene costruite sul testo, passaggi in musica…

Ho una storia abbastanza legata alla musica: nella mia ‘carriera’ in Rai ho lavorato tanti anni con Paolo Limiti, un grandissimo maestro di cui si sente la mancanza, ho imparato molto stando al fianco come

montatore e aiuto regista di Stefano Vicario e ho seguito come montatore tantissime opere e balletti, direi quasi tutti i balletti della Scala di Milano degli anni 2000. Sì, tendenzialmente quello è un po’ il mio mondo…

Ma questo è stato il tuo primo Eurovision?

Il mio primo Eurovision, pensa, è stato quello de 2011, quello del ‘ritorno’, con Raffaella Carrà e Bob Sinclar e con Gualazzi in gara. Ero l’aiuto regista di Sergio Japino. Un’esperienza meravigliosa.

Una serata indimenticabile per gli appassionati, che ancora ringraziano la Carrà.

Raffaella volle fortemente il ritorno dell’Eurovision, ci ha sempre creduto tantissimo. E Raffaella non ha mai sbagliato (sorride). Ho lavorato tanto con lei ed è una grande maestra.

A proposito di maestri, hai lavorato tanto anche con Pippo Baudo.

Un vero Maestro, con la maiuscola. Ho avuto la fortuna di lavorare con i grandi. Da Baudo c’è sempre qualcosa da imparare, c’è sempre un suggerimento su cui ti ritrovi a riflettere e inevitabilmente ti rendi conto che ha ragione. Sempre, ancora oggi che ho qualche anno di esperienza in più. L’ultima cosa fatta insieme è Buon Compleanno Pippo, l’anno scorso. E ha sempre ragione. Infatti lo sento spesso per

avere consigli di ogni genere.

Intanto siamo al termine di una stagione difficilissima, che hai iniziato alla regia di Quelli che il Calcio. A febbraio ti sei ritrovato senza pubblico, quindi senza calcio e infine col programma sospeso. Siete stati gli ultimi, ad esempio, ad avere il pubblico in studio.

Beh, sì. La Rai ha deciso di chiudere gli studi del CPTv di Milano al pubblico con una circolare del 23 febbraio entrata in vigore alle 15 di quella domenica: noi eravamo già in onda, ma Che Tempo Che Fa quella stessa sera andò in onda con lo studio vuoto. La settimana successiva con gli autori ci inventammo un collegamento con un teatro a Napoli, dove ancora non erano entrate in vigore le restrizioni, ma già la settimana dopo dovemmo farne a meno e sfruttammo le immagini di quella rumorosa standing ovation di un teatro londinese, che ci è piaciuta subito. Era in linea con il tono del programma, ma è stato difficilissimo. Paolo, Luca e Mia (Kessisoglu, Bizzarri e Ceran, i conduttori di QCC, ndr) sono di per sé bravissimi a gestire quel programma, con dei tempi e dei ritmi così puliti da rendere semplice fare la regia. In quelle circostanze poi sono stati eccezionali.

Non si sa cosa succederà nei prossimi mesi, né come si configurerà la prossima stagione. Non si sa non tanto ‘se’, ma ‘come’ tornerà l’intrattenimento, né se ritroveremo il pubblico in studio, anche se in alcuni casi, e penso soprattutto ai talk show, non si sente la mancanza degli applausi forzati. Pensi che questa pandemia rinnoverà palinsesti e linguaggi tv?

Credo che andrà un po’ riscritta la televisione. Forse andranno ripensati anche gli studi: credo che un pensiero sugli spazi andrà fatto, soprattutto se non si sblocca la situazione ‘pubblico’. Abbiamo studi molto grandi e vederli vuoti è ‘esteticamente’ faticoso. Per quanto possiamo ormai esserci abituati, uno studio vuoto destabilizza: penso a quello grande, bello, di Che Tempo che Fa, o all’Auditorium Rai di Napoli, che pure si è ritrovato a gestire una diretta senza pubblico. Magari arriveranno indicazioni per cambiare il modo di raccontare un programma dovendo far fronte a studi vuoti. Sempre che l’emergenza continui….

Ma è difficile pensare a tutti i posti occupati, da qui a settembre almeno: e la disposizione a scacchiera è forse anche peggio.

Per questo penso che una riflessione su come ripensare gli spazi degli studi tv andrà fatta. Penso anche all’artista che si esibisce e che ha bisogno del pubblico, dal quale prende e al quale dà, al di là dell’applauso.

Intanto saluterete il pubblico di Quelli che il calcio con uno speciale in onda il 7 giugno…

Non chiedermi cosa succederà perché sarà tutta una sorpresa (ride).

Noi intanto ti ringraziamo e ti rinnoviamo i complimenti per la clip di Diodato all’Arena di Verona.

E io li rigiro a tutta la squadra (e la voce sorride).

 

 

Diodato all’Arena di Verona, il regista Fabrizio Guttuso Alaimo: “Volevamo raccontare la bellezza” pubblicato su TVBlog.it 21 maggio 2020 14:52.

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