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Grande Fratello Vip, esci tu che non esco io: il gioco senza regole delle squalifiche

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Ieri sera abbiamo appreso qualcosa di nuovo con il Grande Fratello Vip. D’altronde, non si finisce mai di imparare dai libroni dei regolamenti dei reality show. Abbiamo infatti scoperto che le norme di un gioco possono essere raggirate, se ci si guadagna prima una buona reputazione. Si può alludere alla violenza nei confronti di una donna o invocare Dio invano, se si è professati come ottimi compagni di vita o cristiani penitenti. Si possono scavalcare ordinamenti e norme, quando si hanno nomi che sono garanzie di intrattenimento per il GF Vip.

Il riferimento è inevitabilmente a Francesco Oppini e Paolo Brosio, graziati dalla produzione del programma dopo aver destato aspre polemiche sui social: il primo per le ingiustificabili frasi riservate alle colleghe Flavia Vento e Dayane Mello, il secondo per aver pronunciato un’imprecazione. “La violentano, l’ammazzano“, ha affermato il figlio di Alba Parietti commentando i caratteri delle due donne, servendosi di parole non troppo distanti da quelle che sono costate la squalifica per altri concorrenti del programma.

Ricordate la visita al centro antiviolenza per Salvo Veneziano come provvedimento aggiuntivo all’espulsione per alcune frasi sessiste, tirata in ballo nella scorsa edizione del Grande Fratello Vip? O il cartellino rosso per Luigi Mario Favoloso per una frase lesiva della dignità delle donne scritta su una maglietta durante il Grande Fratello 15? Siamo passati alle disposizioni giustamente perentorie all’indulgenza, dimostrata dalla squadra del reality nei riguardi dell’inquilino per via della “dimostrazione di grande rispetto verso la sua fidanzata“:

Ci fa pensare che la tua posizione verso le donne non è così orribile come è sembrato in quelle frasi.

Una decisione che crea di fatto un precedente, dando valore allo storico del personaggio, non più solo un concorrente. Sotto l’occhio delle telecamere del reality, un insulto a sfondo razzista varrà di meno se a pronunciarlo è chi si è sempre contraddistinto per eleganza? Uno schiaffo in faccia a un altro inquilino non consente la squalifica immediata se sganciato da uno sportivo fedele alla propria etica? Invocare Dio, anche come intercalare regionale, è concesso al GF Vip se porti una croce al collo?

La risposta si è profilata nel caso della bestemmia di Paolo Brosio, pronunciata a poche ore dall’ingresso nella casa. Un’imprecazione dialettale, un’esclamazione vuota di significato, che ad altri concorrenti è costata la squalifica. Denis Dosio, circa un mese fa, è stato infatti espulso dalla casa per aver scandito le stesse parole del giornalista, con lo stessa leggerezza. L’unica differenza? I microfoni non erano riusciti a registrare in modo pulito le parole dell’influencer, a differenza di quanto accaduto nelle ore scorse per Paolo Brosio. Voce piena, ripulita poi dalle preghiere a Sant’Antonio e dalle Ave Maria. “Non nominare il nome di Dio invano”, il rimprovero del conduttore Alfonso Signorini, che rispondendo alla scelta della produzione si è limitato ad una tirata di orecchie per il nuovo concorrente, da anni in prima linea nella professione della fede cattolica in tv.

Due pesi, due misure, assegnati sull’immagine che caratterizza i personaggi in gioco. E che lascia sbigottiti e confusi i telespettatori, ignari delle logiche che agiscono nell’interpretazione del regolamento del Grande Fratello. Che differenza c’è tra “una così andrebbe ammazzata di botte” e “gli schiaffi che spezzano la colonna vertebrale”, ai fini dell’espulsione? Che passa tra una bestemmia nella parlata toscana, sparata con un rosario al dito, e una condita col dialetto romagnolo? Il librone della legge tv non pare fornire una risposta definitiva.

 

 

 

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