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Myrta Merlino: “Lascio L’Aria che tira? Ci penso, è vero, ma per ora raddoppio con L’Aria di domenica”

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Myrta Merlino è pronta per il debutto di L’Aria di domenica, il nuovo programma di La7 in onda in diretta dalle 14 alle 16 ogni domenica, a partire da domani (tra gli ospiti Enrico Mentana). Una sorta di spin-off di L’Aria che tira, che dal lunedì al venerdì presidia dal 2011 la fascia mattutina della rete diretta da Andrea Salerno.

L’Aria di domenica la considero un esperimento, è un’idea che io e il direttore di rete Salerno avevamo in testa da un po’ e che abbiamo sempre rimandato perché io vado già in onda cinque giorni alla settimana. Dovrei scegliere tra un programma e l’altro, ma è complicato.

È complicato, in che senso?

A dicembre saranno dieci anni di programma quotidiano per me. Sono usurata. Ho una vita, ho tre figli, un uomo che amo. Sarei bugiarda a dirti che non ci ho pensato a mollare l’impegno quotidiano. Ma questa è la mia creatura, è il mio quarto figlio, ci tengo da morire. Le persone che lavorano con me – e che ringrazio anche per questo nuovo sforzo a cui sono chiamati – li ho presi io, li ho formati io. Non dico che li ho creati io, ma alcuni di loro hanno iniziato a fare televisione con me dal nulla. Quindi, sì, ci penso al fatto che prima o poi dovrò fare una vita con ritmi diversi, più civili. Quando? Boh. Iniziare a fare anche la domenica cambia anche la prospettiva, sebbene in questa fase la certezza è il quotidiano, mentre la domenica è l’esperimento. Vedremo come vanno le cose e faremo un bilancio.

Torniamo a L’aria di domenica.

È un laboratorio che mi attira molto. C’è un grosso buco nel weekend di La7. Tolto Massimo Giletti, è come se la rete chiudesse i battenti. Io al mattino ho preso una fascia debole, all’1,7%, ora è una fascia molto forte. La rete ha la capacità di fidelizzare molto, ha un pubblico identitario.

Qual è la mission di L’aria di domenica?

La mission è esserci, non è organizzare chissà quale programma, con chissà quale nuova struttura. Toglieremo il tavolo e ci metteremo due poltrone, è tutto molto work in progress. Rispetto al programma quotidiano, il ritmo sarà meno sostenuto, sarà un po’ come aprire casa mia al pubblico. Senza tacchi, senza giacche, senza fretta, senza correre. Non è il momento di stare da soli, ma di capire, di fermarci, di riflettere, di approfondire. Con la testa e col cuore.

Dici ‘col cuore’ e mi viene in mente l’accostamento Myrta Merlino-Barbara d’Urso

Non vedo somiglianze nel nostro modo di fare tv. E mi dispiace dirlo perché sembra che io voglia fare la snob. Barbara d’Urso è una forza della natura, ma proprio facciamo altro. Lei fa spettacolo, viene da quel mondo lì, ha fatto l’attrice. Poi, per carità, se la somiglianza è sulla capacità di essere in contatto con le persone a casa, allora sì, me la prendo tutta. Per il resto, io le guardo le cose che fa Barbara, ma a parte qualche intervista a politici o virologi, è proprio un altro mondo. Per farti capire, io manco so chi siano gli pseudo-vip che vanno da lei.

Insomma, L’Aria di domenica sarà un programma con un forte impianto giornalistico, senza l’intrattenimento leggero che un tempo veniva proposto la domenica pomeriggio.

Lavoro a La7 da 10 anni. Ho capito che La7 è un all news intelligente; è una rete che deve restare attaccata alla realtà. Io sarò diversa in questo contenitore, esattamente come sono diversa da Formigli, dalla Gruber, da Floris e così via. Ognuno ha la propria cifra. Io sono vera, franca, mi emoziono, rido, faccio le battute. E lo sarò anche la domenica, ancor di più. Una delle cose che mi ha convinto a fare questo passo un po’ da matta – ammetto di essere frullata – è il fatto che nella settimana di conduzione da casa di L’Aria che tira mi sono percepita diversa. Tanta gente mi ha scritto sostenendo che ‘ero più rilassata a casa mia’. Ecco, la domenica io vorrò sentirmi comoda come fossi a casa. Pettinata un po’ di meno, truccata un po’ di meno. Voglio essere più Myrta. Detto questo, io faccio il mestiere di raccontare la realtà, quindi non è che mi metterò a fare spettacolo.

Nel cast oltre a Vauro e Gerardo Greco, ci saranno anche Claudio Amendola e Mario Monti.

Una piccola compagnia di giro, gli amici della domenica. Vauro ha una matita urticante, fa incaxxare tutti. Gerardo è preciso, fa i suoi punti, lo prendo in giro dicendo che fa i punti G. Collegato da casa ci sarà Amendola, un grande attore, cesarone, amico della porta accanto, ma anche uomo curioso. Mi segue sempre al mattino, è appassionato di politica. Mario Monti è il suo opposto: severo, austero, ma imparandolo a conoscere ho capito che è spiritoso, autoironico, diverso da come appare. Anche lui sarà collegato da casa. Proverò a coinvolgerlo anche nei casi più strani, penso per esempio alla sagra dei cialtroni dei commissari della sanità della Calabria.

Hai definito L’aria di domenica un esperimento. Comprensibile. Ma parliamo di ascolti: domenica scorsa al pomeriggio La7 non è andata oltre l’1%. Qual è il vostro obiettivo in questo senso?

L’ho chiesto al direttore Salerno, perché, è vero, alla fine in televisione conta sempre il numerino. Mi ha risposto che dobbiamo fare di più di quello che c’è. E sempre un po’ di più. E io sono d’accordo con lui. L’obiettivo è far muovere qualcosa, seminare, fino a quando i numeri arriveranno. Ci credo: noi abbiamo un nostro popolo.

Dovendo indicare un numero, l’obiettivo minimo è il 2% di share?

Il direttore non mi ha dato un obiettivo minimo, ma per la mia autostima mi piacerebbe avvicinarmi a quello, diciamo (ride, Ndr).

Proverete a prendere un po’ di pubblico di In mezz’ora di Lucia Annunziata, più che di Domenica In di Mara Venier?

Partiamo dal presupposto che non mi sogno neanche lontanamente di fare la concorrenza a queste due signore, che sono due mostri sacri. Le ho sentite nei giorni scorsi, con loro ho un rapporto vero. Entrambe mi hanno fatto l’in bocca al lupo, mi ha fatto molto piacere, mi sono sentita più tranquilla. Il confronto è impari, lo so benissimo, ma anche quando iniziammo con L’Aria che tira qualcuno diceva ‘ma c’è Mirabella su Rai3 a quell’ora, ma ‘ndo vai?’. Beh, ora faccio numeri di tutto rispetto.

In passato con l’editore Cairo avevi ipotizzato l’approdo in prima serata di L’Aria che tira, che finora ha coperto quella fascia solo con alcuni saltuari speciali. Perché, alla fine, avete scelto la domenica pomeriggio?

Per quanto riguarda La7, perché ne ha più bisogno, visto che è piena di prime serate, mentre la domenica pomeriggio ha un vero e proprio buco. Per quanto riguarda me, perché è più sinergico al lavoro quotidiano che faccio già a L’Aria che tira. Mi sembra un percorso più lineare rispetto al prime time.

In questi mesi non hai mai intervistato a L’Aria che tira il tuo ex marito Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus e, da qualche giorno, per la distribuzione del vaccino in Italia. Rimedierai alla domenica?

C’è un problema che ha a che fare con la mia vita privata: ho tre figli che condivido con Domenico. Sarebbe molto difficile sia per me, sia per lui, ma se fossimo solo io e lui, potrei dire ‘ok, ci provo, giornalisticamente ci sta’. Ma di mezzo ci sono tre ragazzini, che sono già affaticati perché la mamma è in tv ogni giorno, il padre è sulle prime pagine dei giornali… ci manca solo che ci mettiamo a fare le cose insieme in tv. Non ci ho neanche pensato, per rispetto alla serenità dei miei figli.

Per quanto riguarda, invece, il tuo attuale compagno Marco Tardelli, dopo averlo intervistato in passato a L’Aria che tira, portarlo in un contesto più rilassato come L’aria di domenica avrebbe senso o meglio non mischiare il piano privato con quello professionale?

La verità è che mi piacerebbe da morire, anche se non ci ho pensato. Lui la domenica lavora, va a Milano per La Domenica Sportiva, però mi divertirebbe molto. Marco è un uomo molto riservato, parla poco, non si espone più di tanto, è rigoroso. Sono sicura che sarei l’unica persona al mondo che tirerebbe fuori il vero Tardelli. Anzi, sai che faccio adesso? Vado dal direttore e lo propongo!

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