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Raised by Wolves su Sky: Ridley Scott regista tv con la “sua” fantascienza tra paure, dubbi e lotta alla sopravvivenza

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Ci risiamo: la Terra è andata ancora una volta distrutta a causa di una guerra causata dagli estremismi, l’umanità ha bisogno di una nuova casa. Se la premessa di Raised by Wolves può apparire scontata, per niente scontato è lo svilupparsi della nuova serie tv che Sky Atlantic propone da oggi, 8 febbraio 2021, alle 21:15 (in streaming anche su Now Tv; i primi episodi sono già disponibili on demand per gli abbonati ad Extra, il programma fedeltà di Sky riservato ai clienti da più di tre anni).

Una garanzia di fascino, inquietudine e fantascienza allo stato puro che arriva da chi c’è dietro questo progetto, ovvero Ridley Scott, non solo produttore ma anche regista dei primi due episodi, che segnano il suo debutto dietro la macchina da presa di una serie tv.

Fuga dalla Terra (con androidi): la trama di Raised by Wolves

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Il punto di partenza della serie (che Hbo Max, negli Stati Uniti, ha già rinnovato per una seconda stagione) ci porta nel XXII secolo, in cui una terribile guerra ha distrutto il nostro pianeta. Una guerra di stampo religioso, causata da estremisti appartenenti all’ordine dei Mitraici -di provenienza cristiana- e dagli atei militanti.

Per garantire un futuro all’umanità, gli atei programmano due androidi, che saranno chiamati Madre (Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim). A loro viene dato il compito di raggiungere il pianeta vergine Kepler-22b e di colonizzarlo. Come? Con degli embrioni umani che Madre dovrà alimentare fino alla nascita.

Dodici anni dopo, di quegli embrioni solo uno è sopravvissuto: Campion (Winta McGrath), che vive con i due androidi imparando le tecniche di sopravvivenza e soprattutto a non farsi influenzare da nessun tipo di credo religioso. Ma a differenza di Madre e Padre Campion è umano e, come tutti gli umani, crescendo nutre dei dubbi, fino a mettere alla prova quanto fino a quel momento gli è stato detto.

Su Kepler-22b, però, c’è anche qualcun altro: degli umani in cerca di un nuovo posto dove vivere. Tra loro, Marcus (Travis Fimmel, Vikings) e Sue (Niamh Algar), che si presentano come Mitraici, ma in realtà sono atei che hanno assunto le identità di una coppia da loro uccisa per poter lasciare la Terra.

Le cose si complicano quando Madre scopre di avere delle abilità superiori a quelle fino a quel momento utilizzate, che la rendono molto più potente e pericolosa. L’arrivo degli umani sul pianeta vergine dà così il via ad una lotta alla sopravvivenza che vede Campion dividersi tra coloro che lo hanno cresciuto e protetto e la sua specie che, per natura, tende all’esplorazione, allo studio ed alla ricerca di fede.

La semplicità primitiva di una serie complessa

Raised by WolvesRaised by Wolves svolge egregiamente il compito di ogni serie di fantascienza: nel raccontare un futuro lontano aderisce perfettamente al nostro presente. Così, vedendo questi Adamo ed Eva in forma di androidi lottare -seppur dietro una programmazione ad hoc- per colonizzare un pianeta e tenersi lontani da ogni forma di religione, la serie insinua negli spettatori spunti di riflessione senza dare risposte certe.

Il creatore della serie Aaron Guzikowski ci racconta una storia essenziale, dove la location ci riporta ad una semplicità primitiva, da nuovo mondo appunto, ma al tempo stesso non si dimentica delle complessità e delle sue conseguenza che hanno portato fin lì uomo. Ecco che, allora, l’eterno conflitto tra scienza e fede trova nuova vita: un mondo senza religioni sarebbe un mondo più sicuro? Affidarsi solo alla scienza ed alle prove empiriche garantirebbe maggiori possibilità all’uomo di prosperare e di completarsi?

Ne nasce una serie che tra due binari narrativi, quello degli atei sotto copertura e degli umani cresciuti da due androidi, ne genera un terzo, che pone al centro il tema della sopravvivenza. Una sopravvivenza che non diventa solo fisica e legata ai bisogni fisiologici degli uomini, ma anche alle loro necessità spirituali. Il dubbio e l’accettazione di esso diventano quindi la chiave, per ogni personaggio, affinché possano sopravvivere in un mondo sconosciuto e ricco di imprevisti.

Ridley Scott e la fantascienza, ora in formato tv

Raised by Wolves
© Coco Van Opens

Come detto, è la prima volta che Ridley Scott dirige degli episodi di una serie tv. Non è la prima volta che li produce (la sua Scott Free Entertainment ha lavorato a numerosi progetti, tra cui da citare Numb3rs e The Good Wife), ma per questo debutto il regista ha scelto il genere che più gli ha portato fortuna, la fantascienza.

Da “Alien” a “Blade Runner”, passando per “Prometheus”, la fantascienza secondo Scott è fatta di pericoli che provengono sempre da qualcosa di sconosciuto all’uomo. Anche in Raised by Wolves la minaccia esterna è ricorrente, così come quello dell’esplorazione, ma a queste il regista ha aggiunto il fascino del dubbio e le azioni che esso genera. Un motore che dà alla serie la spinta necessaria ad inoltrarsi in sentieri che solo un formato seriale può consentire di sviluppare adeguatamente.